Ti è mai capitato di guardare le tue piantine di pomodoro e pensare, soddisfatto, “che bello, sono tutte lì vicine, sembra un orto pieno”? Ecco, è proprio in quel momento che spesso si prepara il “disastro” del raccolto. Perché con i pomodori la distanza non è un dettaglio estetico, è una scelta che decide quanta luce, quanta aria e quanta energia avrà ogni pianta per diventare forte e produttiva.
Il “sesto d’impianto”, la regola che cambia tutto
In italiano la distanza corretta ha un nome preciso, sesto d’impianto. È l’insieme di due misure: lo spazio tra una pianta e l’altra sulla fila e lo spazio tra le file.
Sembra una formalità, ma è una specie di patto con la natura: se dai spazio, la pianta ti ripaga con radici più espanse, foglie sane e frutti più numerosi. Se stringi troppo, le piante entrano in competizione e, cosa ancora più subdola, l’umidità resta intrappolata tra le foglie.
Le distanze consigliate (e perché variano)
Non esiste una misura unica per tutti, perché un pomodoro da insalata “indeterminato” cresce come una piccola foresta verticale, mentre un determinato da salsa resta più compatto. Queste sono le distanze più affidabili per un orto domestico.
Pomodori da mensa a crescita indeterminata
Quelli classici da legare e potare, con sviluppo continuo.
- Da 50 a 70 cm tra una pianta e l’altra sulla fila
- Da 90 a 120 cm tra le file
Pomodori determinati, spesso da salsa o concentrato
Più bassi, più “a cespuglio”.
- Circa 40 o 45 cm tra le piante
- Da 60 a 70 cm tra le file
Valori generali “salva orto”
Se non sai la varietà o hai un mix di piante, queste misure funzionano quasi sempre:
- Da 40 a 60 cm (fino a 70 cm) tra le piante
- Da 70 a 100 cm (fino a 120 cm) tra le file
Per renderla ancora più chiara, ecco una mini tabella pratica.
| Tipo di pomodoro | Sulla fila | Tra le file |
|---|---|---|
| Indeterminato da mensa | 50 a 70 cm | 90 a 120 cm |
| Determinato da salsa | 40 a 45 cm | 60 a 70 cm |
| Regola “sicura” per molti orti | 50 cm | 80 a 90 cm |
Cosa succede davvero se li metti troppo vicini
Qui viene la parte che spesso si sottovaluta. All’inizio sembra tutto ok, poi, quando la vegetazione esplode, iniziano i guai.
- Aria che non circola: le foglie restano bagnate più a lungo dopo rugiada o pioggia, e aumentano i rischi di malattie fungine come la peronospora e l’oidio.
- Meno luce: i rami interni restano in ombra, la pianta fiorisce peggio e allega meno frutti.
- Competizione per acqua e nutrienti: radici “gomito a gomito”, frutti più piccoli, meno numerosi, maturazione irregolare.
- Gestione difficile: legature, potature, trattamenti e raccolta diventano un percorso a ostacoli, e ogni ferita accidentale è una porta aperta a stress e infezioni.
Un segnale pratico? Se per passare tra le file ti ritrovi a spingere via foglie e rami come in una giungla, probabilmente sei troppo stretto.
Se hai già piantato troppo fitto, puoi ancora salvare il raccolto
La buona notizia è che non è “tutto perso”. Si può intervenire con un piccolo gesto, deciso ma intelligente: diradare.
Ecco come fare senza complicarti la vita:
- Punta a circa 50 cm sulla fila e 80 o 90 cm tra le file, sono distanze sicure per la maggior parte delle varietà da orto.
- Se devi scegliere chi eliminare o spostare, tieni le piante con fusto più robusto e internodi più equilibrati, spesso sono quelle che hanno preso meglio.
- Sposta solo se il pane di terra è integro e il terreno è umido, altrimenti rischi di stressare troppo le radici.
- Dopo il diradamento, irriga con calma e valuta una pacciamatura leggera, così l’umidità resta stabile senza creare ristagni.
Alla fine, rispettare il sesto d’impianto non è “sprecare spazio”, è costruire le condizioni giuste perché ogni pianta lavori al massimo. E quando arriveranno i primi grappoli pieni, capirai che quel vuoto apparente era, in realtà, il segreto del pieno.




